SCOPRIAMO LA NORMA UNI 11554

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Cosa significa diventare un termoidraulico certificato in base alla norma UNI 11554:2014?
Entrata in vigore l’11 settembre 2014, la norma disciplina le “Attività professionali non regolamentate – Figure professionali operanti sugli impianti a gas di tipo civile alimentati da reti di distribuzione – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”, e riguarda tutti gli operatori del post contatore gas.
La norma è stata elaborata dal CIG che si occupa della stesura della normativa nel settore gas, in qualità di ente federato UNI.
La norma, praticamente, si rivolge a tutto questo settore, da coloro che si occupano degli impianti a chi installa gli apparecchi a gas. Sono coinvolti i progettisti, gli installatori, i manutentori, i collaudatori.
La norma colma un vuoto legislativo italiano, poiché il CEN ha da tempo emanato precise disposizioni sulla standardizzazione di qualifiche e professionalità. E’ pur vero che, in Italia, il D.M. 37/08 regola l’abilitazione ad operare dei soggetti sopraelencati, ma lo fa riconoscendo titoli e attività pregresse, senza occuparsi veramente della qualificazione. E lo fa senza prevedere, per la persona “abilitata”, nessun controllo specifico da parte di nessun ente preposto.
In un’ Europa a libero mercato non possono mancare norme che disciplinano, a livello comunitario, le caratteristiche intrinseche che deve possedere chi svolge una determinata professione. Questo a prescindere dalla tipologia di professione svolta, ma a maggior ragione quando si tratta di argomenti delicati come l’uso dei gas combustibili. Solo creando professionisti qualificati si può garantire la sicurezza di tutti i cittadini e l’Unione Europea ha scelto quale sarà la strada della qualificazione: un iter formativo che porta ad un esame teorico e pratico per poter ricevere l’abilitazione ad operare. Abilitazione che, però, non deve essere “una tantum”, ma al contrario va mantenuta al passo coi tempi, mediante corsi di aggiornamento continui.
Torniamo un attimo alla nostra norma: essa individua tre profili specialistici, in cui suddividere l’attività professionale: “il Responsabile tecnico (Profilo A); l’installatore (Profilo B) e il manutentore (Profilo C)“. Nella ditta individuale, la figura del Responsabile Tecnico coincide con quelle di installatore e manutentore.
Inoltre, in base alla portata termica degli apparecchi e alla pressione a cui sono alimentati, la norma prevede due livelli per ciascun profilo specialistico sopra evidenziato:
-2° livello: impianti domestici e simili che utilizzano gas combustibili che fanno parte della 1a, 2a e 3a famiglia, “a valle del punto di inizio, asserviti ad apparecchi aventi portata termica nominale singola non maggiore di 35 kW”;
-1° livello: impianti installati in edifici adibiti ad uso civile che utilizzano gas combustibile che appartenga alla 1a, 2a e 3a famiglia, “a valle del punto di inizio, asserviti ad apparecchi aventi portata termica nominale singola maggiore di 35 kW (o complessiva maggiore di 35 kW se installati in batteria) e alimentati a pressione non maggiore di 0,5 bar.”

Va da sé che il primo livello comprende anche il secondo. Fa parte della norma anche la Prassi di Riferimento 11:2014 che è nata dalla collaborazione fra CIG, UNI e ACCREDIA: in essa sono ricomprese le indicazioni che la parte terza dovrà seguire per il processo di valutazione finalizzato alla concessione dell’abilitazione all’operatore. Tutto l’iter di certificazione deve essere svolto secondo i dettami della UNI CEI EN ISO/IEC 17024 (norma che si occupa specificatamente di certificare le persone). Il primo passo prevede che l’organismo di certificazione controlli se chi ha richiesto la certificazione possiede i requisiti utili a dimostrare il reale svolgimento della professione. La verifica avviene mediante il superamento di tre prove, una scritta, una orale e una pratica. Le prove servono rispettivamente per accertare le conoscenze tecniche, approfondire qual è il livello delle conoscenze e superare un intervento simulato assimilabile ad una situazione che il candidato può riscontrare nella realtà. Naturalmente, l’esito positivo di ogni singola prova è “condicio sine qua non” per poter accedere a quelle successive. Vediamo qualche dettaglio.
La prova scritta può durare non più di 50 minuti, durante la quale il candidato deve rispondere a non meno di 20 domande a risposta multipla.
Per la prova viene presa in considerazione l’eventualità che la stessa si svolga con diversi profili professionali e la stessa deve contenere non meno di 30 domande nel caso di 2 profili che salgono a 40 nel caso in cui i profili esaminati siano 3, per poter esaminare le varie casistiche che si presentano. Per superare la prova positivamente è necessario rispondere in modo esatto ad almeno l’80% delle domande. Questo significa che se la prova è svolta per un profilo professionale il candidato deve rispondere esattamente a 16 o più domande che diventano 24 nel caso di due profili e 32 se i profili sono tre.

Per la prova orale viene concesso un lasso di tempo di 15 minuti massimi, durante i quali il candidato deve rispondere correttamente a 3 domande nel caso di un profilo professionale, 5 se i profili sono due e 7 se i profili sono tre. Questo per quanto riguarda la parte teorica.
Per il test pratico il tempo concesso è di 50 minuti al massimo, indipendentemente dai profili professionali per cui si è richiesta la certificazione. La prova viene eseguita su un impianto a gas in funzione o in un laboratorio specificatamente attrezzato. La prova viene attuata allo scopo di verificare tre parametri fondamentali che il candidato deve possedere: capacità di eseguire un intervento manuale riguardante la manutenzione o l’installazione di apparecchi a gas o impianti, dimostrando di saper usare correttamente la strumentazione e gli attrezzi necessari per svolgere il compito prefissato. Viene anche testata la capacità di reazione all’interno di una situazione di potenziale pericolo e una di pericolo immediato, con neutralizzazione delle anomalie e ripristino della sicurezza.

Infine, si verifica la capacità di redigere una relazione tecnica che comprenda, in allegato, la specifica documentazione necessaria.
L’attestato di certificazione dura 8 anni. La sua validità è subordinata alla partecipazione a corsi di aggiornamento per un minimo di 8 ore a quadriennio e alla dimostrazione (questa ogni anno) di esercizio continuativo dell’attività.
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